Dai Premi UBU al Teatro Astra: per “Niente Storie” i Babilonia Teatri con “THE END”

Oggi la morte non esiste: non se ne parla, non la si affronta, non la si nomina. La morte, la vecchiaia, la paura della morte, il diritto alla morte, la morte tragica, la morte comica: qual è la morte perfetta? Un boia e un colpo di pistola?

Affronta forse l’ultimo tabù della società dei consumi “THE END”, lo spettacolo che i veronesi Babilonia Teatri portano in scena al Teatro Astra di Vicenza sabato 10 marzo (ore 21) all’interno della stagione NIENTE STORIE 2011-2012. Al termine avrà luogo un incontro con la compagnia e il critico teatrale Roberto Rinaldi di Rumor(s)cena.

I Babilonia Teatri, tra le compagnie di punta del nuovo teatro italiano, già al Teatro Astra tre anni fa con “Underwork”, tornano a Vicenza con lo spettacolo vincitore dell’oscar del Teatro Italiano, il Premio Ubu 2011, assegnato a “THE END” come migliore novità italiana/ricerca drammaturgica.

Creatori di “un teatro pop, un teatro rock, un teatro punk”, I Babilonia Teatri definiscono i loro spettacoli come “dei blob teatrali, delle playlist cristallizzate.
 Uno specchio riflesso”. E lo specchio riflesso – quello della società contemporanea – viene portato sul palcoscenico anche in “THE END”. Il lavoro, infatti, mette in scena una paura “collettiva, oggettiva, sociale, diffusa, generazionale, occidentale.

Un inno alla morte – scrivono gli autori, Valeria Raimondi e Enrico Castellani -. Uno spettacolo sulla fine, per emendare una considerazione falsata del finire che ci fa pensare ad esso come qualcosa che conclude, mentre è invece parte integrante della vita”. Eppure, nonostante il tema, “tutto è pervaso da una buona dose di autoironia – scrivono i Babilonia -; Non chiediamo di essere presi sul serio: noi per primi ci prendiamo in giro. Dissacriamo e non piangiamo. Preferiamo ridere: prima di tutto di noi stessi. E del teatro”.

In scena, oltre agli autori, anche Ettore Castellani, Ilaria Dalle Donne e Luca Scotton, per una coproduzione che vede i Babilonia Teatri affiancati da alcune tra le più accreditate realtà del teatro contemporaneo italiano: la produzione è infatti firmata anche da CRT Centro di Ricerca per il Teatro
in collaborazione con Operaestate Festival Veneto e Santarcangelo 40, con il sostegno di Viva Opera Circus.

In “THE END” Babilonia Teatri riflette su un concetto di morte come qualcosa che “viene occultato, nascosto. Consideriamo la morte come qualcosa che non fa parte della vita. La religione cattolica ha le sue responsabilità, ma il nostro modello e stile di vita sposa perfettamente la volontà di rimuovere la questione. Nel momento in cui ci troviamo a diretto contatto con la morte tornano a galla in modo dirompente le nostre paure. Il buon senso o senso comune non servono più a nulla. Non basta sapere che la vita ha un ciclo, che i propri genitori invecchiano, che ammalarsi è possibile. Non basta neanche la visione consolatoria che la religione ci offre. La morte rimane tale. Uno spettro scuro di cui abbiamo infinitamente paura. In modo estremamente tragico. In modo estremamente comico”.

Una riflessione legata al mito dell’eterna giovinezza, dilagante nella società attuale secondo la compagnia: “Oggi invecchiare, come ammalarsi, non è consentito. Ci stiamo trasformando in un mondo di Dorian Gray. Vecchi e malati vivono separati dal resto della popolazione. Le parti deboli, d’intralcio o pericolose, hanno un luogo a loro deputato in cui stare. Anche i morti per definizione vivono separati dai vivi. Siamo consapevoli che non sempre è stato così, ma per noi oggi è un dato di fatto. Ci guardiamo e proviamo a fotografarci. A interrogarci sulle ragioni che ci portano a vivere la morte come un corpo estraneo. Violento. Traumatico. Un evento con cui non convivere e non riconciliarci. Di sicuro vedere un corpo morto per la prima volta a vent’anni è diverso da averlo sempre visto. Vedere un animale morire. Ucciderlo. È diverso da trovarlo sezionato e confezionato. Incontrare la morte quotidianamente oggi è un’eccezione”.

L’approccio alla parola drammaturgica, che è valso il prestigioso Ubu ai Babilonia Teatri, anche in “THE END” mette in atto una “rappresentazione della realtà che passa attraverso una rielaborazione del parlato, attraverso un lavoro sulla lingua che ci permette di costruire dei testi che possono essere assimilati a dei rap, delle filastrocche, degli elenchi e dei tormentoni. Cerchiamo una forma di scrittura intimamente connessa alla recitazione adottata sulla scena: recitazione atonale che prende forza grazie alla scrittura ritmica e sincopata”.

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