“I Cavalieri” a Mira è petroliniano: “Più stupidi di così si muore”

Al Teatro di Villa dei Leoni lo scorso 25 febbraio è andato in scena “I CAVALIERI” di Mario Perrotta: le opinioni della critica presente in sala.

“Posti come reagenti la demenzialità più bassa e la lucidità più acuta si ottiene in risultato un concentrato teatralmente irresistibile dell’Italia di oggi. A fare da chimico Mario Perrotta che sul palco del Teatro Villa dei Leoni di Mira, (Venezia) propone a un pubblico entusiasta, già memore del capitolo primo della sua trilogia sull’individuo sociale, la seconda tappa del lavoro: I cavalieri, Aristofane-Cabaret. Un Aristofane che, come spiega lo stesso autore, è “rivisto e scorretto”, che viene saccheggiato più o meno evidentemente in numerosi passaggi e che non si esita a tradire laddove le circostanze lo richiedano. Rivelando una straordinaria aderenza al motto petroliniano del “Più stupidi di così si muore”, il regista leccese costruisce uno spettacolo che attinge al serbatoio sociale del demenziale più inquietante e più divertente insieme. Al di là dei contenuti già visti e sentiti altrove, la vera invenzione di questo spettacolo risiede nell’originale costruzione registica che guarda alla tecnica patchwork e che assegna un inedito ruolo di sostegno a un elemento spettacolare inaspettato: il ritmo”.

Continua a leggere qui l’articolo di Rossella Menna per Rumor(s)cena 

“Per il secondo atto della sua “Trilogia sull’individuo sociale”, Mario Perrotta si rivolge al commediografo della dissacrazione impietosa delle istituzioni ma anche dell’utopia e dell’iperbole, quell’Aristofane, cioè, che nel 424 a.C. mise in scena la commedia “I Cavalieri” per denunciare la natura becera e disonesta di quelli che dovevano essere i servitori del popolo. Ma la veste che la commedia antica indossa nella riscrittura “rovistata e scorretta” di Perrotta è quella di un cabaret farabutto e allettante al tempo stesso, in cui gli stilemi del teatro politico di matrice mitteleuropea (dalla suddivisione dell’azione scenica in quadri ai cambi a vista, passando per il costruttivismo della scenografia fatta di una struttura di tubi innocenti) si fondono, forse venendone travolti, con le suggestioni di un avanspettacolo elegante e crudele, con in testa, ovviamente, quello di Ettore Petrolini.”

Continua a leggere qui l’articolo di Giulia Taddeo per Krapp’s Last Post

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