NIENTE STORIE: L’EDIZIONE 2011-2012 CHIUDE CON L’UBU MARIO PERROTTA

Due solitudini profonde, così maldestre da diventare ridicole, per due “idioti” che diventano l’emblema delle difficoltà relazionali dell’uomo contemporaneo. Ultimo capitolo di un progetto triennale su tre testi classici, dopo Molière e Aristofane, Mario Perrotta propone al Teatro Astra di Vicenza sabato 24 marzo (ore 21) l’unica regionale di “ATTO FINALE – FLAUBERT”, che chiude l’edizione del cartellone 2011-2012 di NIENTE STORIE.

Dopo lo spettacolo, Mario Perrotta – già finalista agli Ubu nel 2009 e Premio Hystrio alla drammaturgia – incontra il pubblico insieme a Carlo Presotto, direttore artistico de La Piccionaia – I Carrara, e Stefano Bellanda, docente di Teoria e pratica del network sociale per il Master di Studi Interculturali presso l’Università di Padova.

ATTO FINALE”, interpretato da Mario Perrotta, Paola Roscioli, Lorenzo Ansaloni e Mario Arcari, è il momento conclusivo della “Trilogia sull’individuo sociale” che ha fatto vincere al drammaturgo, regista e interprete pugliese il prestigioso Premio Ubu nel 2011. Lo spettacolo è una riscrittura del romanzo incompiuto di Gustave Flaubert “Bouvard et Pécuchet”, pubblicato postumo nel 1881. “Sono testi che parlano talmente ferocemente del presente che non c’era bisogno di scriverne di nuovi -commenta Perrotta a proposito della Trilogia -. Semmai è molto interessante tradurli: due volte. La prima in senso letterale e la seconda in senso teatrale cioè, farli diventare atto scenico”.

Ecco allora “Misantropo – Moliere”, “I Cavalieri – Aristofane cabaret” e, appunto, “ATTO FINALE – FLAUBERT”. In quest’ultimo i due protagonisti dello spettacolo, “abbandonati” da Flaubert – che muore prima di compiere l’opera -, sono emblemi di una profonda e ridicolissima solitudine. “I due uomini, pur essendo in due, sono soli – spiega Perrotta – . Nella mia riscrittura i due, impiegati parigini, si trasformano in uomini del nostro tempo che, chiusi volontariamente in uno spazio non meglio identificato, tentano l’impresa impossibile: affrontare e risolvere il dolore esistenziale che li assedia studiando e indagando il web alla ricerca di soluzioni, in una vorticosa ascesa verso il ridicolo involontario”.

I due personaggi sperimentano tutto ciò che possono per ritrovarsi, ogni volta, con nulla in mano. E quel nulla gli ricorda continuamente la loro solitudine, la loro impotenza davanti alla vita. Mancheranno ogni occasione, compreso il suicidio, trovandosi costretti a vivere con l’unica certezza di essere soli. “Soli come siamo tutti noi – continua Perrotta – in mezzo a milioni di persone, chiusi in casa per paura del vicino, per paura che possa rivolgerci la parola o chiederci un favore. Soli davanti alla vita che ci tocca di vivere. Chiudo così la mia trilogia: dopo lo scontro frontale di “Misantropo” tra individuo e società e dopo il disastro sociale de “I Cavalieri – Aristofane cabaret”, ecco l’Uomo, solo di fronte a se stesso nel titanico sforzo di esserci, più ridicolo che mai”.

Una trilogia, conclude il regista “nella quale ho indagato le mie idiosincrasie e le mie paure di fronte a un modello sociale, quello occidentale, in fasebizantina, in caduta libera verso la sua disgregazione. Poche risposte ho trovato e molte domande nuove sono sorte da questa indagine. L’unica consolazione è che, come sempre, arriverà un nuovo rinascimento. Spero di esserci”.

Info: www.teatroastra.it

 

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