L’umanità lacerata dei sacerdoti prima del Concilio

“Un sistema che uccideva l’uomo illudendosi di servire quel Dio che l’aveva creato”. Con queste parole don Pierantonio Bellina, sacerdote friulano autore del libro “La fabriche dai predis”, sintetizza la realtà dei seminari degli anni Cinquanta e Sessanta: veri e propri stabilimenti nei quali il giovane veniva trasformato in un prodotto idoneo all’uso, privato della propria umanità, della sfera intima, affettiva e relazionale in nome di un obiettivo superiore.

Giuliana Musso parte da qui nel suo nuovo spettacolo “La fabbrica dei preti”, presentato l’altra sera in un Teatro Astra sold-out (e con un centinaio di persone rimaste fuori) come apertura della stagione “Fatti di vita”, firmata da La Piccionaia – I Carrara per l’Assessorato alla Cultura del Comune di Vicenza.

Un trionfo meritato per lei, autrice di rara sensibilità e attrice di grande talento interpretativo, con applausi scroscianti e chiamate a ripetizione; e un atto di rispetto, solidarietà e condivisione dedicato ai ragazzi di allora, usciti dai Seminari negli anni del Concilio Vaticano II (1962 – 1965): un momento fondamentale nella storia della Chiesa, chiamata a fare i conti con una società in cambiamento e lacerata fra volontà di dialogo e ostinata chiusura.

Giuliana Musso disegna efficacemente – senza sostenere ideologie, ma puntando sul lato umano della questione – l’epoca e le correnti interne al clero di allora, fra un Giovanni XXIII che nel suo indimenticabile “discorso della luna” invitava i genitori a dare una carezza ai loro bambini e dire che quella era “la carezza del papa” e uno schieramento opposto, che in quel gesto così umano vedeva un pericoloso indebolimento della torre d’avorio nella quale la Chiesa doveva arroccarsi.

Perché la questione era tutta lì: decidere se la Chiesa doveva stare al di fuori e al di sopra del mondo, o se di quel mondo doveva essere parte. Molto cambiò, dopo quel Concilio. Molto altro no, negato o non affrontato.

Leggi tutto l’articolo di Alessandra Agosti sul sito de Il Giornale di Vicenza.

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